Introduzione

Perché questo archivio

Disporre di un semplice elenco linkato di riviste samizdat senza chiavi di ricerca, come nel caso delle due nostre fonti da cui visualizziamo i documenti, è di per sé quasi del tutto inutile: senza nulla togliere al notevole lavoro sviluppato sia da Scriptum sia dall’archivio del Vons, resta il fatto che per trovare i testi in cui – ad esempio – è citato “Havel” saremmo costretti o a passare in rassegna gli indici di tutti i numeri – nella migliore delle ipotesi, ossia nel caso in cui il drammaturgo compaia come autore di un articolo e non in una breve notizia. Oppure potremmo cercare il nome dello scrittore nel motore di ricerca interno del sito – che non prevede una ricerca avanzata né un sistema di ordinamento intelligente – nel caso uno dei siti ci offrisse scansioni ocr. Risulterebbe pur sempre impossibile effettuare ricerche con chiavi concettuali o logiche: per sapere dove si parla di pacifismo o di ecologia, saremmo costretti a leggerci pagina dopo pagina ogni numero di ogni annata – un’impresa praticamente disperata!

Per questo abbiamo pensato di “sfruttare” il notevole lavoro già presente sui siti menzionati rendendolo funzionale con chiavi di ricerca nominali e logiche (“autori” e “cose”) indicizzate da ogni documento.

Allo stesso modo ci pare molto limitata la modalità con cui l’Istituto ceco per lo studio dei regimi totalitari presenta gli elenchi degli autori e i titoli degli articoli (che come spesso accade in una rivista, nulla dicono del reale contenuto), dove non è possibile effettuare ricerche all’interno di un reale elenco di chiavi. Anche in questo caso abbiamo avviato lo spoglio degli articoli secondo chiavi di ricerca ampliati al contenuto.

 

Il samizdat

Con samizdat (voce russa che significa “editoria in proprio”) si intende la pubblicazione clandestina di materiale ritenuto illegale dalle autorità comuniste.
Non è facile definire questo fenomeno, che ha caratterizzato per decenni l’URSS e i suoi paesi satelliti. Spesso chi ha provato a inquadrarlo, delimitandone l’ampiezza e gli argomenti, si è trovato in mano corpose antologie di testi di ogni tipo, mescolati a graffiti di periferia e cuoricini incisi sugli alberi: non è forse anche questa una forma di “autoeditoria clandestina”? Come scrisse Bukovskij, “sono io a comporlo,  rivederlo,  censurarlo,  pubblicarlo,  diffonderlo, e sono io ad andare anche in galera per questo”. Pare che il primo ad usare il termine samizdat sia stato il poeta russo N. Glazkov negli anni ‘40, quando siglò copie delle sue poesie con la scritta “samsebjaizdat”, “pubblicato da me”, che faceva il verso ai nomi delle varie editrici statali “Gosizdat, Politizdat” … Da lì il termine si è poi diffuso oltre l’URSS, e con l’Occidente iniziò pian piano una fertile e altrettanto rischiosa attività di import-export di testi.
In sostanza nel samizdat circolava tutto ciò che, per ragioni ideologiche, non poteva essere pubblicamente stampato e diffuso nei paesi comunisti: appelli, denunce, letteratura, saggi, musica, pittura, compresa la letteratura religiosa. Non si tratta affatto di un fenomeno limitato a cerchie di intellettuali, perlopiù comunisti riformisti o membri dell’emigrazione. L’esperienza del samizdat coinvolse ampie fasce di popolazione, a vari livelli ovviamente: c’era chi lo produceva, chi lo diffondeva, chi semplicemente ne fruiva e anche chi ufficialmente lo sequestrava…
Il samizdat religioso ceco e slovacco, ad esempio, costituisce una buona fetta dell’intera produzione locale di letteratura clandestina. Notiamo che con “religioso” intendiamo il samizdat prodotto da credenti, che potevano trattare temi non necessariamente spirituali.
Il samizdat era prodotto con varie tecnologie: dalla macchina da scrivere con la carta carbone (correggere un errore su più fogli diventava in questo caso un’impresa disperata), al ciclostile, al più moderno offset. La tiratura poteva raggiungere anche i 1000 esemplari, ma dipendeva dai mezzi, dalla disponibilità di carta e collaboratori: realizzare un testo di 100 copie di 60 pagine l’una necessitava di diverse settimane di rischioso lavoro.